IL ROVEGGIO ED IL GUARINO INCONTRANO IL CARCERE

Incontro carcere 2025

Che cos’è un carcere?

Ne abbiamo tutti un’idea, creatasi dai film o dalle serie tv, ma talvolta può esserci mostrata troppo cruda o troppo romanzata.

Con quarantasei ragazzi di quinta e sei insegnanti, evasi dalla frenesia scolastica, il 1 aprile 2025 abbiamo avuto la possibilità di visitare il carcere San Pio X di Vicenza e scoprire, oltre al luogo di prigionia, anche i suoi detenuti.

Siamo partiti alle 6.30 di mattina un po’ trepidanti e agitati. Alle 8.10 siamo entrati nell’istituto di detenzione di Vicenza (nome esatto “casa circondariale di Vicenza Filippo Del Papa) e dopo aver sistemato cellulari, altri tre zainetti pieni di cose che non si possono portare in carcere, abbiamo oltrepassato la porta che ci separa dal “mondo libero”.

Per un’ora siamo rimasti ad aspettare … rischiando di dover rinviare tutto per problemi… ma alla fine siamo riusciti ad entrare…

All’inizio abbiamo incontrato il cappellano del carcere… incontro non programmato ma nell’attesa ci ha parlato della necessità dell’anima per una nuova umanità fatta di realtà viva e vivificante.

Poi abbiamo incontrato un educatore che cerca di intraprendere con gli utenti dei percorsi riabilitativi e poi la polizia penitenziale che vigila sulla sicurezza dell’istituto. Alla fine la realtà sanitaria, una dottoressa ci ha raccontato il suo lavoro: sono dipendenti dell’USLL e con i medici si prendono carico delle patologie dei detenuti.

Nella stanza infine è entrato un detenuto, con una pena pluridecennale per tossicodipendenza con una serie di fallimenti che hanno segnato la sua esistenza. Siamo rimasti tutti scossi su come è facile entrare in situazioni che cambiano completamente la vita e la distruggono, come è difficile ma anche possibile trovare una nuova strada.

Solo dopo siamo entrai all’interno di una cella e ci siamo accorti della realtà in cui vivono, o semplicemente esistono, in un perimetro più piccolo di una camera da letto, in cui sconfiggono la noia e le ore infinite che si assomigliano l’una con l’altra.

Siamo passati nella cella dove vengono “accolti” i detenuti e dove avviene tutta la procedura della perquisizione fino alla sistemazione presso la cella del blocco assegnato.

Finalmente abbiamo potuto “pranzare” con un bel panino e chiacchierare tra di noi.

Alle 13.30 abbiamo incontrato la polizia penitenziale e abbiamo visionato l’area mobile del carcere cioè manette, macchine e furgoni blindati per trasporto dei detenuti’.

Alle 14.00 ci hanno portato la testimonianza due volontari della comunità “papa Giovanni XXIII” del percorso riabilitativo del carcere alla fine della pena.

Alle 15.00 dopo aver ripreso i documenti e i cellulari siamo rientrati a casa.

Concludo con l’arte del Kintsugi.

Una leggenda racconta: un mandarino molto potente rompe accidentalmente un vaso della sua preziosa collezione. Disperato, cerca un artigiano in grado di ricomporre il vaso com’era prima dell’incidente. Gli viene fornito un nome ed egli affida i cocci del suo pregiato vaso nelle mani di questo vecchio artigiano. Il quale però, anziché provare a nascondere le spaccature del vaso, a ricostruirlo com’era prima cancellandone le crepe, le mette volutamente in evidenza dipingendole d’oro. Si racconta che altri mandarini, venuti a conoscenza della bellezza struggente di questo vaso, abbiano rotto apposta i propri chiedendo che fossero ricomposti con lo stesso stile.

Nell’arte del Kintsugi vediamo in atto una straordinaria operazione: il vaso è ancora quello di prima anche se non è più quello di prima. Ha cambiato immagine, è un altro vaso, eppure è costruito sui resti del vaso rotto. Nonostante il trauma della sua rottura, grazie alle mani sapienti del vecchio artigiano è divenuto l’occasione per una nuova creazione. I punti di rottura sono stati dipinti d’oro; le cicatrici sono divenute poesie. In questo senso l’esperienza del carcere è un’esperienza di resurrezione, di nuova vita…

Questo è quello che ho scoperto ascoltando, vedendo e parlando con la polizia, con educatori, con volontari ..e detenuti. In gioco non è un’attività di restauro o di reclusione ma una vera e propria conversione, ovvero l’apparizione di una nuova vita… non si tratta di cancellare le cose ma trasformarle, di ripartenza e di resurrezione.

Allora può nascere l’augurio di una vera Pasqua anche nel carcere

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